I medici gnomi inciamparono all'indietro e persino la calma lucertola Ashnuith, che stava entrando in quel momento, si fermò sulla soglia con le scaglie del collo sollevate.Il corpo sul letto di muschio si inarcò. La schiena si staccò dal materasso vegetale mentre la doppia voce continuava a vibrare nell'aria, facendo tremare i piccoli flaconi di essenze appoggiati sui tavoli di pietra. Quando l'urlo si spense in un rantolo, gli occhi rimasero spalancati, fissi sul soffitto bioluminescente.L'occhio sinistro (marrone) lacrimava per la fatica psicologica. Etan cercava di riprendere il controllo dei muscoli facciali, ma la sua metà era paralizzata dal terrore di essere visto così.L'occhio destro (blu) ruotava freneticamente, assorbendo ogni colore di Asha con una gioia violenta che contrastava con il terrore dell'altro lato.Moko si riavvicinò con cautela, emettendo un fischio basso di preoccupazione. La piccola creatura allungò una zampa e toccò la guancia destra, quella "di Tsuki". A quel contatto, la parte destra del volto si rilassò in un sorriso sghembo e puramente infantile, mentre la parte sinistra restava contratta in una smorfia di pura angoscia.Il corpo sul letto si mise a sedere con un movimento fluido e innaturale, coordinato da una volontà che non apparteneva più solo all'uno o all'altra. Ashnuith rimase immobile, osservando quella figura che sembrava una ferita aperta nella realtà.Quando le labbra si aprirono, la voce doppia non era più un urlo, ma un coro perfetto. Le parole di Etan, scelte con cura, uscivano insieme alle frasi semplici di Tsuki, sovrapponendosi in un unico flusso che faceva vibrare l'aria. Era un pensiero fuso: la logica analitica di lui e la fame emotiva di lei mescolate in un'entità nuova.«Siamo... noi,» disse la voce, e il suono maschile e quello femminile si copiarono a vicenda con un ritardo di un millesimo di secondo. «C'è la luce qui. Etan ha paura che ci vedano, ma io voglio toccare il muschio. Fa freddo nel buio dietro i suoi occhi. Non vogliamo più chiudere la porta.»Era un equilibrio mostruoso e bellissimo. L'occhio marrone e quello blu fissarono Ashnuith contemporaneamente. Non c'era più la lotta per il controllo; in quel momento, il rancore di Etan e l'invidia di Tsuki si erano annullati in una strana pace forzata. Erano una persona nuova fatta delle due vecchie, un'anima divisa che cercava di capire come respirare con due polmoni che non battevano più all'unisono.Moko emise un pigolio confuso e cercò di infilare il muso nel palmo della mano destra. La mano si chiuse dolcemente sulla testa della creatura, mentre la sinistra si portava al petto, sentendo il cuore che batteva per entrambi.«Voi vedete un mostro,» continuò la doppia voce, «ma noi sentiamo solo il sapore del vostro mondo per la prima volta insieme. Non usate la magia per separarci. Fa male quando la roccia si spacca.»Ashnuith fece un passo avanti, abbassando le scaglie del collo in segno di cautela. «Il vostro sangue non canta una canzone sola,» disse la lucertola, la voce roca che risuonava nella stanza. «Siete come due fiumi che sono caduti nella stessa valle. Se vi fermate, diventate una palude. Se correte, diventate una tempesta.»Il momento di pace durò un battito di ciglia, poi l'armonia si spezzò violentemente. Non appena la mano destra dell'entità sfiorò il bordo della barella artigianale, la materia stessa di Asha reagì alla trasmutazione incontrollata.Sotto il tocco di quel palmo, le fibre vegetali e il legno vivo iniziarono a contorcersi, sfrigolando. In un istante, la linfa e il calore sparirono, sostituiti da un groviglio freddo e lucido di fili di rame che si avvolsero su se stessi con uno stridore metallico.Moko fece un balzo all'indietro, emettendo un fischio terrorizzato. Il corpo di Etan/Tsuki perse l'equilibrio e crollò a terra. Quando le mani impattarono sul suolo, il pavimento della caverna si comportò come se fosse cera sotto una fiamma:Dove toccava la mano destra, la roccia grezza diventava istantaneamente pietra lucida, liscia e fredda come vetro.Dove toccava la mano sinistra, il granito si scioglieva in argilla morbida e viscida, che inghiottiva le dita del ragazzo.«Guanti! Vi preghiamo, dei guanti!»Il grido squarciò l'aria con quella doppia tonalità straziante. Era una supplica disperata, una preghiera che risuonava come il pianto di una bambina e il terrore di un uomo colto. Sentivano il mondo sgretolarsi sotto i loro polpastrelli; ogni centimetro di pelle nuda era un'arma che non riuscivano a controllare.Moko, in un ultimo gesto di protezione, spalancò il suo terzo occhio. Ma la distorsione che emanava dal corpo diviso era troppo violenta: la piccola creatura emise un gemito sordo, gli occhi le ruotarono nelle orbite e svenne di colpo, mentre un filo di sangue scuro le colava dal naso.I due assistenti medici erano paralizzati, incapaci di muovere un muscolo. Ashnuith, invece, mantenne la lucidità. Con un gesto rapido, si sfilò i pesanti guanti di pelle che portava alla cintura — un cuoio spesso e trattato — e li gettò ai piedi dell'entità che stava continuando a deformare il pavimento della grotta.«Copritevi!» ruggì la lucertola. «Infilateli, ora!»Il personaggio si rannicchiò sul bordo del letto, infilando le mani nei guanti di cuoio con movimenti a scatti, quasi goffi. La pelle spessa di Ashnuith sembrava calmare il ronzio che sentivano nelle dita, come se avessero finalmente messo un tappo a una bottiglia che stava per esplodere.Quando sollevarono la testa, lo sguardo diviso tra il marrone e il blu si posò su Ashnuith e sul corpo immobile di Moko.«Adesso va un po' meglio,» disse la voce doppia, un coro dove il tono basso di Etan e quello più alto di Tsuki camminavano insieme. «I guanti servono a non sentire tutto questo rumore. Senza, è come se la nostra pelle fosse un orecchio che sente le urla della pietra. Etan dice che la materia è solo un insieme di pezzi che stanno vicini, ma io sento che quei pezzi vogliono scappare se li sfioro. È come quando tieni in mano un uccellino e hai paura di stringere troppo perché sai che potresti romperlo senza volerlo.»Il corpo oscillò leggermente avanti e indietro, un movimento ritmico che serviva a calmare la tempesta che avevano dentro.«Abbiamo fatto male a Moko. Le abbiamo urlato dentro la testa senza usare la bocca. Etan sa che il suo terzo occhio ha cercato di leggerci ed è rimasto accecato, come quando guardi il sole troppo a lungo e poi vedi solo macchie nere. Io però volevo solo che lei mi vedesse... volevo che sapesse che ora ci sono anche io fuori dal buio. Ma siamo pesanti, Ashnuith. Siamo come un sasso troppo grosso lanciato in un laghetto piccolo: facciamo onde che bagnano tutti e rovinano la riva.»Allungarono una mano guantata verso Moko, sfiorandole appena il pelo con estrema cautela, quasi con terrore.«Non volevamo trasformare il legno in metallo. È successo perché Etan pensava al Mall e io avevo paura di cadere. Le cose cambiano forma perché noi non sappiamo bene chi siamo oggi. Siamo come un vestito cucito male, con due pezzi che non vanno d'accordo ma che devono stare insieme per forza. Ci sentiamo sporchi, come se avessimo del fango addosso che non va via nemmeno con l'acqua di Asha.»Ashnuith rimase in silenzio, osservando quel ragazzo che parlava come se avesse vissuto mille anni e insieme neanche cinque.Ashnuith fece un passo avanti, socchiudendo gli occhi gialli. Osservò il corpo sul letto come se stesse studiando una nuova specie di rettile mai vista prima. Il cambiamento non era solo negli occhi: il viso si era fatto più squadrato, con una mascella più decisa rispetto alla fragilità di prima, ma senza diventare del tutto maschile. Era una via di mezzo armoniosa e strana. Anche i capelli, ora più corti, sembravano cambiare colore a seconda di come la luce dei funghi li colpiva: un momento sembravano d'argento, quello dopo avevano riflessi caldi come il rame.Il corpo non era più esile e allungato; le spalle si erano allargate e le braccia apparivano più sode, cariche di una forza che prima non c'era.«Chi sei tu?» chiese Ashnuith con la sua voce roca. «Prima c'era la ragazza. Adesso vedo un'altra carne e sento troppe anime. Sei un demone o sei un uomo?»Il personaggio sollevò le mani guantate, guardandosele come se non fossero le sue. Poi puntò lo sguardo diviso su di lui.«Prima c'era la ragazza, sì. Ma lei era solo un pezzetto nel buio,» rispose la voce doppia, calma e inquietante. «E prima c'era Etan, ma lui era un guscio che aveva paura di rompersi. Adesso non sappiamo bene come chiamarci. Etan è qui, ma non è più solo Etan. Tsuki è qui, ma non è più solo Tsuki. Siamo come quando metti insieme il latte e il caffè: non puoi più dividerli, anche se sai che prima erano due cose diverse. Siamo noi. Semplicemente... noi.»Si toccarono il viso con le dita di cuoio, sentendo la nuova forma degli zigomi.«Etan sa che i muscoli sono più grandi perché ora dobbiamo reggere il peso di tutti e due. Tsuki è felice perché i capelli non le coprono più gli occhi quando vuole guardare i colori. Siamo un unico essere che ha due memorie diverse. È come avere due canzoni che suonano insieme: se le ascolti bene, fanno una musica nuova, anche se a volte è un po' stonata. Non siamo un demone. Siamo solo due persone che si sono strette forte perché fuori c'era troppo freddo e troppa paura.»Ashnuith rimase in silenzio, processando quella spiegazione così semplice eppure così aliena.«Quindi non c'è più nessuno da chiamare per nome?» chiese ancora la lucertola.«Potete chiamarci come volete,» rispose il noi, accennando un sorriso che era dolce da un lato e malinconico dall'altro. «Ma dentro, quando ci parliamo, siamo solo noi. Siamo il ragazzo che sa le cose e la bambina che le sente. Siamo l'ombra che ha trovato la luce e la luce che ha accettato l'ombra.»Moko si sollevò tremando, le zampe instabili sul muschio. Non emise alcun suono. Guardò il "Noi" con il terzo occhio ancora socchiuso, ma non c'era calore nel suo sguardo, solo una distanza siderale. Si pulì il sangue dal naso con una zampina, un gesto meccanico e freddo, poi si voltò e trotterellò fuori dalla stanza senza guardarsi indietro, diretta verso il settore dove riposavano i nani.Il rifiuto di Moko fu come una frustata. Il "Noi" rimase immobile, sentendo un vuoto dove prima c'era un legame. Ma poi, la curiosità di Tsuki spinse le gambe verso la grande apertura della grotta.Si affacciarono oltre il parapetto naturale. La città di Asha brillava sotto di loro: un tappeto di luci viola, arancio e azzurre, un formicaio di vita che non usava ingranaggi. Per un istante, gli occhi blu di Tsuki dominarono la vista, assorbendo ogni dettaglio con una meraviglia quasi dolorosa. Il cuore batteva forte, affamato di tutto quel colore.Poi, la doppia voce si rivolse ad Ashnuith.«Vogliamo andare giù. Vogliamo camminare tra le luci e sentire l'odore delle spezie. Possiamo fare un giro?»Ashnuith li squadrò, incrociando le braccia muscolose sul petto. Le sue narici vibrarono.«Puoi andare dove vuoi, creatura. Ma non così. Puzzi di fumo, di sudore vecchio e di metallo bruciato di Kaelos. Ad Asha la puzza della guerra non è gradita. Prima ti lavi e ti cambi, poi la città ti accoglierà.»In quel momento, l'imbarazzo di Etan risalì come un'ondata di calore, imporporando le guance del nuovo viso. La precisione e il senso del decoro del ragazzo presero il sopravvento.«Oh... io... noi chiediamo scusa,» rispose la voce doppia, ma con un tono più titubante e impacciato. «Non volevamo offendere i vostri sensi. Avete ragione, il fetore è... è deplorevole. Ci prepareremo subito.»Il corpo si voltò quasi su se stesso, inciampando leggermente per la fretta. Etan stava spingendo il corpo verso le vasche d'acqua termale con un'urgenza nervosa, mentre Tsuki, dentro di lui, ridacchiava per quella strana sensazione di vergogna che non aveva mai provato prima.Il momento della doccia fu come un rito di purificazione. Sotto i getti di acqua calda che sgorgavano direttamente dalle pareti di roccia, lo sporco di Kaelos, il grasso delle macchine e il sangue secco scivolarono via. Guardandosi nel riflesso dell'acqua, il "Noi" vide una figura che non apparteneva più al passato: un corpo giovane e tonico, con quella pelle pallida tipica di Tsuki ma la struttura solida che Etan non aveva mai avuto.Quando uscirono, trovarono ad aspettarli Ashnuith. Ai piedi del ragazzo erano stati posti abiti nuovi, fatti di una fibra vegetale morbida, color verde muschio e ocra, che sembrava adattarsi perfettamente alla loro nuova forma. Ma la vera sorpresa non erano i vestiti.Sulla spalla di Ashnuith stava appollaiata una creatura minuscola, con ali trasparenti che vibravano emettendo un ronzio armonioso e una pelle che sembrava fatta di petali di rosa.«Lei è Fyty,» disse la lucertola con la sua voce profonda. «Sarà la vostra guida. Conosce ogni angolo di Asha e vi terrà d'occhio.»Il "Noi" rimase a bocca aperta. L'occhio marrone di Etan si spalancò per lo shock intellettuale, mentre quello blu di Tsuki brillò di una luce purissima.«Un... un Pixie?» la doppia voce risuonò carica di meraviglia. «Etan ha letto di voi nei vecchi volumi proibiti della biblioteca imperiale... dicevano che foste estinti da secoli, una leggenda per far addormentare i bambini. Non è possibile, la biologia non dovrebbe permettere...»Ma Tsuki non voleva sentire ragioni scientifiche. La gioia della bambina esplose, trascinando il corpo in un saltello involontario, un movimento leggero e scoordinato che fece oscillare i capelli bicolore. «È bellissima! È piccolissima! Guarda le ali, Etan, sembrano vetri colorati!»Fyty spiccò il volo, lasciando una scia di polvere luminosa nell'aria, e andò a posarsi proprio sulla spalla del nuovo essere. «Piacere di conoscervi, Noi-che-siete-due!» esclamò la fatina con una voce che sembrava il suono di campanelli d'argento. «Non sono un mito, sono solo molto brava a nascondermi! Siete pronti? La città non aspetta, e ci sono mille profumi da assaggiare!»Mentre Fyty li guidava verso l'uscita, Etan/Tsuki quasi inciamparono per l'entusiasmo di lei, muovendosi verso il cuore pulsante di Asha con una curiosità che quasi faceva dimenticare il dolore del passato.Ashnuith, però, non si mosse. Rimase indietro nella stanza medica, osservando i "danni" lasciati dal loro risveglio: la barella trasformata in rame, il pavimento diventato vetro e argilla. Passò una mano artigliata sulla superficie lucida del granito trasmutato. In cuor suo, il guerriero lucertola sentì un brivido freddo. Quell'essere era gentile, provava imbarazzo e meraviglia, ma il potere che emanava era una distorsione della natura stessa.Amico o nemico? Si chiese Ashnuith, mentre l'ombra della preoccupazione si allungava sulle sue scaglie. Siete un dono per Asha o siete il primo segnale che la fine è vicina anche qui sotto?Ashnuith non staccò gli occhi dalla porta per diversi secondi dopo che il "Noi" era uscito. Il silenzio della stanza medica, ora deturpata dalle trasmutazioni, pesava come piombo. Si diresse verso il tavolo di pietra scura nell'angolo, i passi pesanti che facevano vibrare le boccette di vetro rimaste intatte.Aprì un cassetto nascosto nel legno fossile e ne trasse una pietra bicolore, rossa e verde, che pulsava di una luce debole e ritmica, come un battito cardiaco minerale. Era una pietra di risonanza, collegata direttamente ai sensi dei Pixie. La strinse nel pugno, sentendo la vibrazione che lo connetteva a Fyty.«Uno di loro è uscito con la piccola,» disse Ashnuith, parlando apparentemente al vuoto, con una voce che sembrava una lama che sfrega sulla pietra. «Tienilo d'occhio. Voglio essere informato su qualsiasi suo movimento. Se quella... cosa... dovesse avere un altro scatto di quel potere, o se la sua natura dovesse mutare di nuovo, non intervenire. Fammi solo sapere.»Per un lungo momento non accadde nulla. Poi, l'oscurità sul soffitto della grotta, proprio sopra la testa della lucertola, sembrò incresparsi come l'acqua in uno stagno. Una sagoma sottile si staccò dalla roccia: un essere piccolo e longilineo, la cui pelle imitava perfettamente la grana e le vene del granito.Era un Cacciatore-Ombra, un essere camaleonte che faceva parte della guardia d'élite di Asha. I suoi occhi, due fessure dorate che ruotavano in modo indipendente, si fissarono su Ashnuith mentre la sua pelle passava dal grigio pietra a un verde oliva opaco.«Sarò la sua ombra, Signore delle Scaglie,» sussurrò l'essere, con una voce che sembrava il fruscio di foglie secche. «Non si accorgerà nemmeno del mio respiro.»«Bene,» concluse Ashnuith, sistemandosi la corazza con un gesto secco e riponendo la pietra pulsante nella scarsella. «Ora vado a controllare gli altri due e i nani. Ci aggiorniamo tra quattro ore. Se Asha dovesse bruciare, non permetterò che accada.»L'uomo-camaleonte non rispose; semplicemente svanì di nuovo, fondendosi con le ombre delle stalattiti sopra l'uscita. Ashnuith uscì dalla stanza con passo pesante, lasciandosi alle spalle il rame e il vetro, diretto verso il settore degli ospiti.Il mercato di Asha non era una semplice piazza, ma un organismo vivente che respirava colori e suoni. Il soffitto della grotta, altissimo, era punteggiato da cristalli che imitavano un cielo stellato, mentre sotto, il caos era totale e meraviglioso.Etan e Tsuki si muovevano come in un sogno febbrile. Attraversarono corridoi dove l'odore dello zenzero fresco si scontrava con quello del cuoio conciato e di frutti esotici che trasudavano sciroppi luminescenti. Intorno a loro, la varietà della vita era quasi incomprensibile: giganti di pietra che portavano barili enormi come se fossero piume, mercanti con quattro braccia che gestivano tre clienti contemporaneamente, e nobili di terre lontanissime avvolti in sete che sembravano fatte di fumo. C'erano esseri senzienti che Etan non riusciva nemmeno a classificare: creature fatte di pura energia contenuta in armature di ottone, o umanoidi con la pelle simile alla corteccia di betulla che vendevano canzoni imbottigliate in piccoli flaconi di vetro.Fyty sfrecciava davanti a loro, evitando giocolieri che facevano roteare sfere di fuoco freddo e musici che suonavano arpe fatte di ossa di drago.«Non restate indietro, Noi-due!» trillò la fatina, sedendosi per un attimo sulla punta del loro naso prima di ripartire. «Asha è grande, ma è ordinata! Dovete sapere che qui non abbiamo un re capriccioso o un imperatore che decide tutto. Sarebbe troppo faticoso per una persona sola, no?»Il "Noi" si fermò accanto a un banco che vendeva spezie blu cobalto, ascoltando con attenzione. La parte di Etan analizzava la struttura politica, mentre quella di Tsuki osservava un acrobata che camminava su un filo d'aria.«La nostra città è guidata dal Consiglio dei Tre Anziani,» spiegò Fyty, facendo un giro della morte. «Sono i più saggi, ma non restano lì per sempre! Vengono eletti da un gruppo di trenta residenti fissi, persone che vivono qui da generazioni e conoscono ogni sasso. È un equilibrio delicato, come una torre di piatti: se qualcuno spinge troppo, i trenta lo cambiano. È così che manteniamo la pace tra tutte queste specie diverse.»«Un sistema elettivo a doppio livello...» mormorò la voce doppia, mentre l'occhio marrone brillava di interesse accademico. «Etan pensa che sia una struttura incredibilmente resiliente per un luogo così eterogeneo. Ma io... io vorrei solo sapere se quei trenta mangiano anche loro quelle ciambelle fritte che profumano di miele là in fondo!»Tsuki spinse il corpo in un saltello di pura gioia, trascinando Etan verso un banchetto gestito da una creatura che sembrava un incrocio tra una talpa e un orso. Il "Noi" rideva, una risata strana, armonica, che attirò gli sguardi di alcuni passanti, incuriositi da quel ragazzo dai capelli bicolore e i guanti pesanti.Sopra di loro, invisibile tra le ombre dei tendoni e le sporgenze della roccia, il Cacciatore-Ombra scivolava senza produrre un solo battito di ciglia, una macchia scura che si fondeva con il buio, osservando ogni loro sussulto.Mentre saltellavano attirati dal profumo del miele, il corpo scoordinato del "Noi" urtò violentemente la spalla di un avventuriero che stava osservando della merce. Era un essere imponente, un Arpìa maschio con il volto affilato e braccia coperte da un piumaggio grigio ferro. L'impatto gli fece sfuggire di mano un vaso di ceramica appena acquistato, che si frantumò sul pavimento di pietra con un suono secco.«Ma dove vai?!» gracchiò l'uomo-uccello, voltandosi con gli occhi gialli che sprizzavano scintille di rabbia.Tsuki, con la sua ingenuità un po' sfacciata, non sembrò dare peso all'incidente. Inclinò la testa osservando le piume. «Oh, scusa. Ma tu cosa sei? Un avventuriero o qualcos'altro?» chiese la doppia voce con una curiosità che, in quel momento, suonò quasi come una sfida.L'avventuriero, irritato dal tono e dal danno, fece uno scatto e afferrò il bavero della loro casacca verde muschio. «Non mi interessa cosa pensi che io sia, ragazzino! Mi devi risarcire ogni singolo pezzo di quel vaso, ora!»Dall'alto, il Cacciatore-Ombra ruotò entrambi gli occhi dorati, fissandoli sulla scena. Il suo corpo si tese, pronto a scendere come un falco se quel bavero stretto avesse scatenato una reazione magica dal "Noi".Fyty si tuffò tra i due, agitando freneticamente le ali per creare una barriera di polvere luminosa. «Fermi! Fermi tutti! È stato un incidente, non c'è bisogno di artigli!» trillò la Pixie con tono pacifico. «Risarciremo tutto noi, davvero, calmatevi!»L'avventuriero si placò un istante, attratto dal bagliore della fatina, e tese una mano aperta verso di lei, aspettandosi delle monete. Ma Fyty lo guardò con aria di sufficienza, incrociando le braccine. «E adesso cosa vuoi?»«I soldi,» ringhiò l'uomo-uccello. «Hai detto che pagavi tu.»«E dove dovrei averli, secondo te?» rispose Fyty a tono, indicando il suo corpicino minuscolo coperto solo da petali. «Ti sembro una banca con le ali? Ho detto che risarciremo, non che ho l'oro in tasca!»L'avventuriero si sentì preso di nuovo in giro e fece per avventarsi su Etan/Tsuki, ma il trambusto attirò l'attenzione di una guardia cittadina. Era un Uomo-Fungo massiccio, con il cappello striato di porpora e una fascia rossa legata stretta in vita che indicava il suo grado.«Che cos'è questo trambusto?» chiese la guardia, la voce sorda che sembrava venire da sotto terra.L'uomo-uccello iniziò a spiegare la situazione con foga, indicando i cocci. L'Uomo-Fungo non disse una parola; si limitò a guardare il vaso distrutto, sollevò una mano tozza e mormorò una sillaba gutturale. Un bagliore verde pallido avvolse i frammenti che iniziarono a fluttuare, ricomponendosi perfettamente sotto gli occhi sbalorditi di Tsuki.«Il vaso è intero,» decretò la guardia con calma piatta. «Adesso andatevene ognuno per la sua strada. Asha non ha spazio per le risse da mercato.»L'avventuriero borbottò qualcosa, prese il suo vaso e sparì tra la folla. Fyty sospirò, lasciandosi cadere sulla spalla del "Noi" mentre riprendevano a camminare.«Dovete stare attenti,» sussurrò la Pixie, stavolta seriamente. «Asha è una città pacifica, è vero, ma le teste calde sono sempre dietro l'angolo. Qui convivono specie che si odierebbero ovunque altro; basta una scintilla per far scoppiare un incendio.»Etan, dentro di sé, sentì un brivido. Quella piccola lite gli aveva ricordato quanto fossero vulnerabili: bastava un contatto troppo brusco perché il loro segreto, o peggio, il loro potere incontrollato, venisse fuori.Il mercato pulsava di vita, ma per il Noi tutto si fermò davanti alla galleria dei grandi specchi. Erano lastre di ossidiana pura e argento lucidato, incastonate in cornici di legno fossile. Fyty volteggiava eccitata intorno a loro, agitando le ali trasparenti.
