«Guardate! Questi sono specchi magici molto rari!» esclamò la Pixie con la sua voce a campanello. «Non riflettono solo la faccia che hai oggi. Possono farti vedere frammenti del passato, i desideri del presente, o perfino l'anima gemella e la persona che ami di più al mondo!»Il Noi si avvicinò, attirato dalla promessa di quel vetro scuro. Ma non appena incrociarono la superficie lucida, la stabilità della loro fusione vacillò.Etan si concentrò sul riflesso, cercando di riconoscersi. In un istante, l'immagine mutò: la parte di Tsuki svanì e nello specchio rimase solo Etan. Era solo, avvolto in abiti semplici, con lo sguardo fisso e le spalle curve, immerso in una solitudine che sembrava non avere fine. Era l'Etan di prima, quello che si nascondeva dietro i pensieri per non dover sentire il mondo.«Sono... ancora solo?» mormorò la voce doppia, con la nota bassa di Etan che tremava.Poi, l'impulso di Tsuki scattò. La bambina desiderò vedersi, rivendicando il suo spazio. L'immagine di Etan si dissolse come fumo e al suo posto apparve Tsuki. Era una bambina minuta, seduta a terra con le ginocchia sbucciate, circondata dal buio, con gli occhi azzurri pieni di una fame disperata di attenzioni. Era la Tsuki che non aveva mai avuto un corpo, quella che esisteva solo come un sussurro nell'oscurità.Non erano insieme nel riflesso. Lo specchio li mostrava indipendenti, ma entrambi terribilmente soli. Ogni volta che uno emergeva, l'altro veniva cancellato, come se non potessero esistere contemporaneamente nella verità del cuore.All'improvviso, il delirio esplose. Nella loro mente, le proiezioni di ciò che erano prima iniziarono a urlare, un grido muto che lacerava i pensieri.«FAMMI USCIRE! FAMMI USCIRE!»Nella realtà, il corpo fisico ebbe un sussulto violento. Non c'erano trasformazioni magiche nel vetro, né sagome che uscivano dall'ossidiana: c'era solo un ragazzo che aveva iniziato a colpire convulsamente lo specchio con i pugni chiusi, urlando contro il proprio riflesso. Le due voci, quella profonda di Etan e quella acuta di Tsuki, non erano più sincronizzate; si sovrapponevano in una cacofonia straziante, mentre la bava appariva ai lati della bocca e gli occhi ruotavano frenetici.Il "Noi" stava implodendo. Per Etan e Tsuki era una lotta per la sopravvivenza dell'anima, ma per chi guardava, era solo uno spettacolo pietoso e terrificante.«Etan! Tsuki! Smettetela! È solo uno specchio!» gridò Fyty, la sua luce che sfarfallava disperata. La Pixie cercava di mettersi tra loro e il vetro, ma il corpo la scostò con un gesto brusco, cieco, continuando a urlare a se stesso: «Voglio uscire! Lasciami andare!»Lo stress psichico era così violento che la materia intorno a loro iniziò a soffrire:La mano destra (Etan) si serrò su un pilastro di pietra e, sotto la pressione del suo terrore, piccoli cristalli azzurri iniziarono a incrinare la roccia come schegge di ghiaccio.La mano sinistra (Tsuki) grattò il suolo e il selciato si ridusse in una sabbia finissima che volò via col vento del mercato.I mercanti indietreggiarono, urtando i banchi. Qualcuno gridò per lo spavento, altri sussurrarono parole di sdegno: «È un essere da un altro mondo... è un mostro!»Dall'alto, il Cacciatore-Ombra non aspettò oltre. Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata si era trasformata in un pericolo pubblico. La spia di Ashnuith si staccò dal soffitto come una goccia di inchiostro nero, la lama di silice puntata con precisione chirurgica verso la base del cranio, pronta a spegnere quel delirio prima che il "Noi" distruggesse se stesso o chi gli stava intorno.Il grido finale fu un suono disumano, una lacerazione acustica in cui le due voci si fusero in un unico urlo di puro dolore mentale, prima di spegnersi bruscamente. Il corpo del Noi perse ogni vigore, crollando in avanti con un tonfo sordo che fece sussultare il selciato.Rimasero lì, stesi ai piedi dello specchio indifferente, con il viso premuto contro la polvere del mercato.In quel momento accadde qualcosa di insolito: le mutazioni che avevano iniziato a corrompere l'ambiente — i cristalli azzurri sul pilastro e la sabbia fine a terra — iniziarono a vibrare, emettendo un debole bagliore, per poi ritrasformarsi rapidamente nella loro forma originale. La pietra tornò pietra, il selciato tornò selciato. Era come se il mondo intorno a loro avesse ripreso fiato una volta interrotto il cortocircuito psichico dei due ospiti.Il Cacciatore-Ombra, sorpreso da quel crollo improvviso e dal ripristino della materia, frenò il suo slancio a mezz'aria. Atterrò agilmente a pochi passi dal corpo esanime, rinfoderando la lama con un gesto secco. I suoi occhi dorati ruotarono frenetici, confusi da un'anomalia che non rientrava nei suoi addestramenti.Fyty scese lentamente verso il corpo, le ali che battevano stanche. Alzò lo sguardo verso il Cacciatore-Ombra, che ora non cercava nemmeno più di nascondersi, e lanciò un lungo sospiro carico di una delusione amara. Non era delusa da Etan o Tsuki, ma dalla crudeltà di una situazione che nessuno sembrava poter controllare.Intorno a loro, il cerchio si strinse rapidamente. Il rumore di armature e passi cadenzati coprì il mormorio della folla. Un contingente di guardie di Asha, un misto eterogeneo di razze — un possente rettiliano, un umano alto e pallido e un essere corazzato di cui si intravedevano solo gli occhi — circondò l'area con le armi spianate.«Prendeteli,» ordinò una delle guardie, una donna dalla pelle bluastra che portava i segni del comando. La sua voce era ferma, priva di emozione. «E portateli immediatamente al cospetto dei Saggi. Ashnuith li aspetta, e questa volta non ci saranno stanze mediche a ospitarli.»Mentre le guardie sollevavano il corpo inerte del "Noi", Fyty rimase a mezz'aria, piccola e sola, guardando i suoi amici venire trascinati via come un carico pericoloso verso il cuore politico della città.Il risveglio non fu brusco, ma accompagnato da un rintocco di campane melodiche che vibravano fin dentro le ossa, calmando il tumulto acido che avevano lasciato nel mercato. Quando Etan e Tsuki riaprirono gli occhi, non si trovarono in una cella fredda, ma in una sala circolare dominata da una luce naturale che pioveva dall'alto.Erano seduti su un trono di legno vivo, le cui radici sembravano ancora affondate nel suolo della grotta; la pianta non era stata intagliata, ma era cresciuta spontaneamente in quella forma per accoglierli, avvolgendoli con una strana, ferma gentilezza.Davanti a loro, la struttura del potere di Asha si mostrava in tutta la sua diversità. Due file di scranni ospitavano i Trenta residenti fissi, quindici su ogni lato, disposti su due livelli sovrapposti. Erano creature di ogni specie immaginabile: esseri acquatici in sfere di vetro, giganti gentili, rettiliani dai manti colorati e umanoidi dai tratti nobili. Sopra di loro, ancora più in alto, sedevano i Tre Saggi, figure che emanavano un'autorità silenziosa e antica.Il silenzio della sala era solenne, finché uno dei Trenta, un uomo anziano dalla pelle simile alla pergamena, non ruppe l'indugio.«Come vi chiamate?» chiese con una voce che profumava di terra e pazienza.«Etan,» rispose la nota profonda e razionale.«Tsuki,» echeggiò il timbro acuto e vibrante.Le due voci risuonarono separate, ma stranamente armoniche in quella camera acustica.Un altro residente, un essere dalla pelle metallica seduto al livello superiore, si sporse in avanti con meno cortesia. «E chi siete? Qual è la vostra natura?»Il "Noi" esitò. L'occhio marrone cercò quello blu nel riflesso invisibile della loro mente. «Non ne siamo certi,» risposero all'unisono, e la sincerità di quella risposta fece vibrare le foglie del trono di legno.A quel punto, una figura slanciata si alzò in piedi tra i Trenta, i suoi occhi brillavano di una luce intensa. «Venite forse da un'altra dimensione? Siete viaggiatori dei piani?»La risposta arrivò secca, onesta e inquietante: «Uno di noi sì.»Un fremito percorse l'intera assemblea. I Saggi si scambiarono sguardi rapidi e carichi di significato, mentre tra i trenta residenti scoppiò un brusco sussurrare. L'idea di un essere bi-dimensionale, un'anima locale fusa con una forestiera, era un'anomalia che superava persino la vasta casistica di Asha.La sala dei Trenta divenne improvvisamente gelida, non per la temperatura, ma per la precisione chirurgica delle domande. L'uomo che si era alzato per primo, un essere con tre occhi che sembravano analizzare ogni strato della loro pelle, incrociò le braccia.«Cosa intendi per "uno di voi"?» la sua voce risuonò come una condanna curiosa. «Io vedo un corpo solo. Eppure vi siete presentati con due nomi, parlate con due voci, e il mio collega qui accanto mi ha confermato ciò che i nostri sensori animici indicano: ci sono due anime distinte lì dentro. Ma allora perché la mia vista mi mostra un unico individuo? E soprattutto...» fece una pausa drammatica, «mi hanno riferito che al mercato Est avete dato spettacolo. Gridavate "fammi uscire". Chi di voi vuole scappare? Etan o Tsuki? O è la vostra carne che sta cercando di espellere uno dei due?»Prima che il Noi potesse articolare una risposta, un altro residente, una creatura dalle dita lunghe e sottili vestita con paramenti tecnologici, si alzò bruscamente, interrompendo il primo.«Andiamo al sodo! Ci riferiscono inoltre che possedete una capacità di trasmutazione molecolare istantanea. Potete alterare la natura della materia a contatto con le vostre mani. Eppure...» puntò un dito lungo verso i loro guanti di pelle di sauron, «i guanti che indossate non subiscono tale potere. Perché? Non sembrano fatti di un materiale diverso dalla barella che avete trasformato in rame o dal pavimento diventato argilla. Hanno forse una funzione di Isolamento Inerziale o di Stabilità Molecolare Passiva?»Il Consiglio rimase in attesa. La domanda tecnica era una trappola: volevano capire se il potere fosse cosciente o una semplice anomalia biologica incontrollata.Il silenzio della sala venne incrinato dalla reazione del Noi, una difesa incrociata che lasciò i Trenta basiti.Tsuki, con una foga protettiva inedita, rispose alla domanda tecnica sui guanti. «I guanti non cambiano perché Etan è un genio!» esclamò la voce acuta, vibrante di orgoglio. «Lui ha capito come fermare il potere prima che distrugga tutto. È Isolamento Inerziale! È la sua forza di volontà che tiene insieme la materia dei guanti, non è colpa del materiale!»Subito dopo, la nota profonda di Etan intervenne per proteggere la bambina. «E per quanto riguarda il mercato... non era follia. Era un conflitto di adattamento. Tsuki non vuole "uscire" per egoismo, stava solo cercando di dare spazio a me, e io a lei. È stato un eccesso di empatia che è andato in corto circuito. Non siamo un pericolo, siamo in fase di assestamento.»Il Consiglio mormorò, colpito dalla lealtà delle due anime. Ma proprio mentre un Saggi stava per rispondere, l'aria stessa della sala sembrò contrarsi.BOOM.Le grandi porte di legno vivo vennero spalancate da una pressione magica immensa. Le guardie poste a difesa, sia quelle esterne che quelle interne, vennero sollevate da una forza invisibile e depositate a terra con una precisione "pacifica" ma brutale: non erano ferite, ma erano state neutralizzate come giocattoli messi a dormire.In quel silenzio spaventoso, tre figure entrarono in pompa magna.Liyr-Vahn guidava il gruppo, la sua presenza eterea che faceva brillare l'aria di un'energia argentea.Zerith seguiva a passo cadenzato, lo sguardo già fisso sui punti deboli della sala.E poi c'era Moko.La strana chimera, quel mix tra un furby e un gremlin, avanzava con un'aria di superiorità intellettuale che contrastava con il suo aspetto bizzarro. La sua bocca, dalla conformazione complessa che gli impediva di articolare parole, era serrata in un'espressione severa. In quel momento, sul suo muso non c'erano i soliti due occhi della modalità stand-by: tre occhi luminosi erano spalancati, puntati dritti verso i Saggi. Moko stava leggendo la mente di ogni singola persona in quella stanza, filtrando le loro intenzioni e i loro segreti.Liyr-Vahn si fermò esattamente al centro del salone, ignorando le armi puntate, e fissò Etan e Tsuki sul loro trono di radici.«Il tempo delle domande gentili è finito,» dichiarò Liyr-Vahn, mentre Moko emetteva un sommesso squittio metallico, una vibrazione che sembrava sottolineare l'autorità del compagno. «Asha è una splendida città, ma non ha le pareti abbastanza spesse per contenere ciò che questi due sono destinati a diventare.»Moko inclinò la testa, il suo terzo occhio pulsò di una luce azzurrina mentre fissava il Saggio centrale. Non aveva bisogno di parlare: il suo sguardo stava già mettendo a nudo le paure del Consiglio.L'atmosfera nella Sala dei Trenta, carica di tensione metafisica e minacce implicite, subì un brusco e bizzarro arresto grazie alla comunicazione silenziosa del gruppo.Al centro del salone, Moko inclinò la testa di lato, emettendo un suono simile a un bip metallico misto a un verso di un peluche schiacciato. Il suo terzo occhio, quello centrale sulla fronte, pulsò ritmicamente, passando dal blu al verde smeraldo. La chimera batté le palpebre dei tre occhi in una sequenza rapida: stava segnalando che le intenzioni del Consiglio erano puramente conoscitive.Etan e Tsuki, seduti sul trono di legno vivo, si scambiarono un'occhiata mentale. Stranamente, capirono il messaggio del piccolo genio: non c'era pericolo imminente, solo una burocratica e sbalordita curiosità.Liyr-Vahn e Zerith si bloccarono, percependo il cambio di frequenza del loro compagno.Zerith, abbassò impercettibilmente le spalle. Si voltò silenziosamente verso Liyr-Vahn, con un'espressione che era un misto di sollievo e noia mortale. «Meno male...» sussurrò. «In questo posto non c'è un briciolo di tecnologia. Tutto legno, luce e buone intenzioni. A che servo io qui? Non c'è niente per il mio mercurio, nemmeno un ingranaggio da far scattare.»Rincuorato dal "via libera" di Moko, Zerith decise di fare un passo avanti verso il trono per rivolgersi a Tsuki, ma si bloccò a metà del gesto.I suoi occhi si spalancarono mentre scansionavano il volto del "Noi". Non era più quello che ricordava. La fusione si era assestata in lineamenti nuovi, androgini e fieri, con quegli occhi eterocromatici che lo fissavano con una profondità inquietante. Zerith fece un passo indietro e indicò il trono con un dito tremante rivolto a Liyr-Vahn. «Liyr... controlla una cosa. Guarda bene.»Liyr-Vahn si voltò con flemma regale, ma quando il suo sguardo posò sul nuovo volto del "Noi", la sua compostezza millenaria andò in frantumi. La sua bocca si spalancò e la sua voce deragliò in un grido sguaiato e incredulo:«MA CHE CAZZO TI È SUCCESSO?!»Le sue parole echeggiarono nella sala come comete impazzite, rimbalzando tra le pareti di legno vivo e amplificandosi nel silenzio solenne. Successo... cazzo... successo... il riverbero continuò per diversi secondi, lasciando i Trenta residenti paralizzati dallo shock.
