Cherreads

Chapter 14 - Il limitatore vivente

Tsuki affondò i piedi nella neve alta, sentendo il freddo che cercava di risalire lungo le gambe nonostante il cappotto pesante. Accanto a lei, Moko era un'ombra bassa e inquieta. La chimera teneva la testa vicina al suolo, emettendo un suono rauco che faceva vibrare l'aria gelida. Ogni volta che una raffica di vento sollevava la neve dai rottami, Tsuki sussultava.Il silenzio della montagna era peggiore del rumore dello schianto. Le tracce di trascinamento che uscivano dal fianco della nave sembravano dita nere distese sulla distesa bianca. Alcune finivano bruscamente, altre si perdevano tra i massi giganti che circondavano la vallata.«Non fermarti, Tsuki. Continua a camminare verso la gola,» la voce di Etan nel prisma era un sussurro metallico che le premeva contro il petto. «Sento qualcosa che si sposta nel vuoto. Non guardare le ombre.»Ma lei non poteva farne a meno. Ogni volta che distoglieva lo sguardo da un punto, le sembrava che lo spazio si restringesse. Sentiva il peso di sguardi invisibili che la fissavano dalla nebbia di scarico dei motori. Non erano uomini. Gli uomini facevano rumore, imprecavano, facevano scricchiolare il metallo. Quello che la circondava era una fame muta.All'improvviso, Moko si bloccò. Gli otto occhi della creatura si spalancarono contemporaneamente, puntando verso un ammasso di casse rovesciate a pochi metri da loro. Da dietro il legno scheggiato emerse una mano lunga, grigia, con dita sottili che terminavano in punte cornee. Non c'era braccio, non c'era corpo; solo quella mano che tastava l'aria fredda per un istante prima di sparire di nuovo nel buio.Il cuore di Tsuki saltò un battito. Il panico le chiuse la gola come una morsa di ghiaccio.«C'è qualcosa... Etan, sono ovunque,» mormorò lei, indietreggiando.Un rumore secco di passi leggeri arrivò da destra. Poi da sinistra. Era uno scampanio soffocato, come se quelle creature avessero addosso pezzi di metallo recuperati dal relitto che sbattevano tra loro. Le sagome iniziarono a staccarsi dall'oscurità: esseri filiformi, avvolti in stracci di cuoio e pelle conciata male, con maschere che nascondevano ogni tratto del volto. Si muovevano a scatti, coordinati, chiudendo il cerchio intorno a lei e alla chimera.Moko ringhiò più forte, mostrando le file di denti affilati, ma le creature non sembravano spaventate. Erano decine.«Usa il prisma, Tsuki! Adesso!» urlò Etan, la sua voce che risuonava con una vibrazione che le fece dolere i denti.Tsuki strinse il cristallo tra le mani guantate. Sentì il calore del Bug che rispondeva alla sua paura, una pressione che voleva esplodere verso l'esterno per cancellare tutto quello che non riusciva a capire. Ma stavolta non c'era materia da trasformare, c'era solo il vuoto terrorizzante di quegli esseri che avanzavano senza emettere un respiro.Una delle creature fece un balzo in avanti, atterrando sulla neve con una leggerezza innaturale. Sollevò un braccio che terminava con un uncino di ferro arrugginito, fissato all'osso con lacci di tendine.Proprio mentre l'uncino della creatura stava per calare su Tsuki, un rumore metallico lacerò l'aria. Non proveniva dai predatori, ma dall'alto, dove una delle ali spezzate del relitto sporgeva come una lama sopra il sentiero.Zeryth piombò giù. Non fu una caduta scomposta, ma un atterraggio pesante che fece tremare la neve. Nel momento in cui i suoi stivali toccarono il ghiaccio, l'uomo colpì il suolo con le mani nude. Le sue braccia, sporche di quell'olio d'argento, iniziarono a brillare di una luce opaca.Il terreno intorno a Tsuki esplose. Le lastre di metallo sepolte sotto la neve si piegarono e si spezzarono, sollevandosi come zanne. Una lunga barra d'acciaio rugginoso schizzò verso l'alto, trafiggendo il predatore con l'uncino proprio sotto lo sterno e sollevandolo da terra. La creatura emise un rantolo soffocato, mentre le altre indietreggiavano, spaventate dal movimento violento del ferro.Contemporaneamente, il silenzio venne spezzato da una distorsione visiva. Accanto a un secondo predatore apparve Llyr-Vahn. Non camminava: sembrava semplicemente essere lì, una sagoma grigia che non rifletteva la luce dei fari. La sua mano attraversò la maschera di cuoio della creatura come se fosse fatta d'aria. Il predatore si irrigidì all'istante, la sua pelle diventò bianca come il ghiaccio e crollò a terra senza emettere un suono.Moko si abbassò, restando immobile con gli occhi fissi su Zeryth. Tsuki rimase con il prisma stretto tra le dita, osservando la scena.Il resto del branco si fermò. Gli esseri filiformi iniziarono a emettere uno scampanio frenetico, muovendo le braccia sottili. Vedere la nave stessa che sembrava rispondere al comando di Zeryth e la presenza gelida di Llyr-Vahn fu troppo. Una dopo l'altra, le sagome iniziarono a scappare, sparendo tra i blocchi di ghiaccio e i resti delle turbine spente.Zeryth si rialzò lentamente. Il fumo delle sue mani si disperdeva nell'aria gelida e i suoi occhi cercarono subito quelli di Tsuki. Intorno a loro, la neve era stata spazzata via dall'onda d'urto, rivelando il metallo nudo e scuro della carcassa della nave. La carcassa ora sembrava un cimitero di ferro contorto, con la nebbia che tornava a chiudersi sopra i corpi dei due predatori rimasti a terra.Llyr-Vahn si voltò verso la gola della montagna, i suoi contorni che sfarfallavano contro il bianco della neve.«Dobbiamo muoverci,» disse Zeryth con voce piatta.Zeryth non perse tempo. Si avvicinò alla slitta di Moko e vi appoggiò sopra le mani. Sotto il tocco delle sue dita sporche d'olio, il metallo dei pattini emise un sibilo acuto. Le lamiere iniziarono a vibrare e a deformarsi leggermente, adattandosi al peso del carico. Con un impulso del suo potere, Zeryth forzò i vecchi ingranaggi residui a girare, trasformando il relitto di legno e ferro in un veicolo che ora pulsava di un'energia elettrica irregolare.«Sali. Subito,» ordinò a Tsuki, indicando il centro della slitta tra le casse di razioni.Tsuki si lasciò cadere sul legno gelido. Le sue gambe erano pesanti e la mente sembrava avvolta nella nebbia. Tutto quello che era successo — lo schianto, la trasformazione del suo corpo, l'attacco delle creature — le pesava addosso come un macigno. Si raggomitolò su se stessa, stringendo il prisma al petto con entrambe le mani. Sentiva il calore del cristallo attraverso il guanto; era l'unica cosa che le impediva di scivolare via.Moko balzò sul retro della slitta mentre questa iniziava a scivolare sulla neve, spinta dalla volontà di Zeryth che correva al suo fianco, mantenendo il contatto fisico con il fianco del mezzo. La chimera afferrò un grosso ramo spezzato che spuntava dal ghiaccio e iniziò a trascinarlo dietro di sé, muovendolo con forza per sollevare la neve e cancellare il solco dei pattini.Llyr-Vahn si posizionò dalla parte opposta. Mentre correva, la sua figura sfarfallava, diventando quasi trasparente. Al suo passaggio, l'aria gelida vibrava e la neve appena smossa da Moko non ricadeva normalmente, ma restava sospesa in una sorta di nebbia densa che rendeva impossibile distinguere dove fossero passati.Tsuki chiuse gli occhi, appoggiando la guancia contro il cappotto ruvido. Il mondo intorno a lei era diventato un insieme di suoni confusi: lo scricchiolio del ghiaccio, il respiro pesante di Zeryth e il battito ritmico dei motori delle navi volanti che si avvicinavano alle loro spalle. La luce bianca dei loro fari iniziò a spazzare la valle, ma il gruppo era già lontano, una macchia scura che correva rapida verso l'ombra scura della foresta.«Resisti, Tsuki. Siamo quasi al coperto,» la voce di Etan le arrivò come un soffio tiepido, ma lei non rispose. Era troppo stanca anche solo per pensare.I primi alberi della foresta apparvero come giganti neri contro il cielo grigio. Erano tronchi contorti, privi di foglie, con rami che sembravano artigli pronti a ghermire la luce delle stelle. Non appena la slitta scivolò sotto la prima volta di rami metallici, l'aria cambiò: il vento smise di urlare e l'odore di ozono della nave fu sostituito da quello di resina amara e ferro vecchio. Erano dentro.Le due navi di Kaelos squarciarono le nuvole basse con un rombo cupo che fece tremare i resti del relitto. La prima, massiccia e squadrata, atterrò pesantemente sollevando una coltre di neve alta tre metri. Dal suo ventre si schiuse una rampa idraulica da cui iniziarono a scendere soldati in armature scure, i fucili già puntati.Insieme a loro, con un movimento fluido e ripugnante, scivolarono fuori le macchine-polpo. I loro arti metallici cercavano appiglio tra le lamiere contorte, muovendosi con una velocità innaturale. Le creature rimaste tra i rottami, attirate dal rumore, provarono un ultimo, disperato attacco, ma vennero falciate in pochi secondi dalle scariche elettriche delle macchine, che le schiacciarono sotto il loro peso meccanico senza rallentare.Un ufficiale scese dalla rampa per ultimo. La sua armatura era lucida, priva di graffi, e il casco rifletteva la luce gelida della valle. Si fermò davanti alla barra di ferro che ancora trafiggeva il cadavere del predatore. Si chinò, allungando un dito guantato per toccare una macchia di olio argenteo rimasta sulla lamiera.Rimase immobile per un istante, osservando quel fluido che sembrava brillare di vita propria. Non disse nulla, ma il modo in cui strinse il pugno rivelò che aveva capito esattamente chi era passato di lì.Si portò una mano al lato del casco, attivando il comunicatore. La sua voce arrivò fredda e distorta.«Minaccia locale neutralizzata. Iniziate il recupero, voglio ogni frammento di valore catalogato entro un'ora.» Poi alzò lo sguardo verso la seconda nave, che rimase sospesa a mezz'aria come un predatore in attesa. «Droni da uno a quattro, formate un perimetro di sicurezza assoluto intorno al relitto. Nulla deve uscire o entrare senza il mio ordine.»Dalla fiancata della nave in volo, sei piccoli droni si sganciarono, i motori che emettevano un ronzio ad alta frequenza.«Droni cinque e sei,» continuò l'ufficiale, puntando il braccio verso la macchia scura della foresta in lontananza. «Andate in avanscoperta. Seguite le interferenze termiche. Trovateli.»I due droni virarono bruscamente, accelerando verso gli alberi metallici dove Tsuki e gli altri avevano appena trovato rifugio. Zeryth barcollò. La luce argentea che gli correva lungo le braccia si spense all'improvviso, lasciando solo un tremore violento. Moko se ne accorse un istante prima che l'uomo crollasse sulla neve. Con un movimento fulmineo, la chimera balzò giù dalla slitta e lo sorresse con la schiena, ringhiando verso un'apertura scura tra le radici metalliche poco più avanti.«Lì!» sembrò dire il gesto della testa di Moko.Raggiunsero la grotta per un soffio. Mentre Moko trascinava il corpo pesante di Zeryth all'interno, Llyr-Vahn si fermò sull'imboccatura. La sua figura iniziò a vibrare con una frequenza così alta da diventare quasi invisibile; la neve e i detriti intorno all'ingresso furono risucchiati dalla sua distorsione, creando un muro di interferenze che sigillò la grotta proprio mentre un'ombra meccanica passava sopra di loro.Il ronzio dei droni 5 e 6 risuonò cupo contro la roccia, un suono elettrico che faceva vibrare le ossa. Rimasero tutti immobili, nel buio più totale, finché il rumore non si allontanò leggermente, restando però in attesa poco sopra gli alberi.Moko trascinò Zeryth più in profondità, dove la grotta si stringeva, e iniziò a stendere le coperte recuperate per terra. Zeryth respirava a fatica, la pelle del viso era diventata grigiastra e venata di sottili linee metalliche che sembravano bruciare sotto la pelle.Tsuki si rannicchiò accanto a lui, ancora scossa. Il prisma tra le sue mani iniziò a brillare di una luce calda e soffusa.«Tsuki, ascoltami,» la voce di Etan era un sussurro nella sua mente, più limpido del solito. «Zeryth sta morendo. Il metallo che ha manipolato per la slitta sta cercando di consumare il suo sistema nervoso. Devi intervenire.»«Io? Non posso... io rompo le cose, Etan. Lo sai,» mormorò lei, le lacrime che le pungevano gli occhi.«Non questa volta. Non pensare di cambiare il metallo. Pensa a calmarlo. Usa il Bug per assorbire l'eccesso di carica che lo sta uccidendo. Se non lo fai, non si sveglierà più.»Moko guardò Tsuki, poi spostò lo sguardo sul prisma. La chimera fece un passo indietro, lasciandole spazio, come se capisse che la vita del pilota ora dipendeva da quelle mani che tremavano.Tsuki allungò una mano verso la fronte di Zeryth. Il calore del prisma si trasmise alle sue dita, e per la prima volta, non sentì la voglia di distruggere, ma un disperato bisogno di proteggere.Tsuki allungò una mano verso la fronte di Zeryth, ma prima che potesse toccarlo, il prisma incastonato nel suo petto vibrò violentemente. Una luce azzurrina, fredda come il ghiaccio della foresta, inondò le pareti di roccia della grotta.«TSUKI, ASCOLTAMI.»La voce di Etan non fu un sussurro mentale. Risuonò nell'aria, metallica e autoritaria, amplificata dalle pareti strette. Fu un suono così improvviso e alieno che Llyr-Vahn, ferma all'ingresso, ebbe un sussulto violento. La sua figura trasparente sfarfallò bruscamente; per un istante, la barriera di distorsione che nascondeva la grotta si squarciò, lasciando intravedere l'interno ai droni che ronzavano all'esterno.Moko scattò verso di lei, emettendo un ringhio gutturale e profondo, un rimprovero feroce.Llyr-Vahn strinse i pugni, riprendendo immediatamente la concentrazione. La nebbia vibrante tornò a sigillare l'ingresso proprio nell'istante in cui il faro di un drone passava sopra la fenditura. Il ronzio si fece più forte, quasi un urlo elettrico sopra le loro teste, prima di allontanarsi di pochi metri.«ZERYTH STA MORENDO,» continuò la voce di Etan, ora leggermente più bassa ma udibile da tutti. «IL METALLO LO STA CONSUMANDO. TSUKI, DEVI ASSORBIRE LA CARICA. ORA.»Tsuki tremava.Appoggiò la mano sulla fronte dell'uomo. La pelle di Zeryth era bollente, le venature argentee pulsavano sotto le sue dita come circuiti in sovraccarico. Tsuki chiuse gli occhi e cercò di non pensare al dolore, ma solo a quel flusso di energia che doveva trovare un nuovo modo per dissiparsi.Non c'era più spazio per l'esitazione. Visualizzò il corpo di Zeryth come un motore in fiamme e immaginò di diventare lei stessa il conduttore necessario a rallentare quel flusso distruttivo.​Appena le sue dita toccarono la pelle bollente del pilota, il sovraccarico fluì.​Le venature argentee che martoriavano il volto di Zeryth iniziarono a migrare, risalendo lungo le braccia di Tsuki. In quel momento, i suoi capelli — già bianchissimi — reagirono violentemente al passaggio di energia. Non cambiarono colore, ma iniziarono a brillare, accendendosi di una luce fredda e pulsante che illuminò ogni angolo del rifugio. Ogni singola ciocca sembrava ora tessuta con fili di argento vivo, sprigionando un bagliore metallico che rendeva la sua figura quasi spettrale nel buio.​Sotto quella luce accecante, i suoi occhi blu zaffiro risaltarono con una profondità ultraterrena, brillando come gemme preziose incastonate nel ghiaccio.​Tsuki sentì la carica elettrica bruciarle i sensi, ma resistette, filtrando quel veleno tecnologico attraverso il Bug che portava nel cuore. Zeryth emise un lungo sospiro, il corpo che finalmente si rilassava mentre le venature svanivano, assorbite da quel filtro vivente.​Tsuki ritirò le mani, ansimando pesantemente. Il bagliore nei suoi capelli non si spense del tutto, rimanendo come un'eco luminosa, una traccia permanente della forza che aveva appena domato. Fuori, il ronzio dei droni di Kaelos si affievolì gradualmente, allontanandosi verso le profondità della foresta.​Il silenzio tornò a regnare nella grotta. Tsuki si rannicchiò contro la parete, fissando le sue mani che ancora emanavano deboli scintille d'argento.

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