I nostri 4 malcapitati continuarono per giorni e giorni tra il fango e la neve che si impastava agli stivali, pesanti come piombo. Ogni respiro le bruciava nei polmoni, un rantolo secco che sapeva di ruggine e fame. Lo stomaco era un vuoto e doloroso, una morsa che le toglieva le forze più del freddo.Moko e gli altri , procedevano a fatica, sempre più stanchi e sempre più affamati.Si fermarono perché il mondo, semplicemente, smise di girare nel verso giusto. Tsuki crollò sulle ginocchia, le dita che artigliavano il Prisma per non farlo cadere nella neve ferrosa.«Troppo... troppo stanca...» sussurrò. Nella sua mente, la voce di Etan era un ronzio distorto, come una radio che perde il segnale.Fu allora che le ombre si mossero. Non erano lupi, né droni. Erano sagome tozze, larghe, che emergevano dai cumuli di scarti metallici con la rapidità dei ragni. Erano i Nani delle Nevi. Indossavano maschere fatte di vecchi filtri d'aria e occhialoni di vetro spesso; le loro mani, infilate in guanti di gomma laceri, stringevano ganci e pinze.«Che la carne debole si fermi... che il respiro sia corto... che noi si prenda tutto...» sibilò uno di loro, avvicinandosi con un passo cauto ma rapace.Un nano più piccolo si lanciò verso la spalla di Tsuki, puntando alla stoffa pregiata del mantello di Kaelos. «Che il nero sia nostro... che la trama si sciolga... che il nano la vesta...»Moko, che fino a quel momento era sembrato poco più di un ammasso di pelo esausto, ebbe un sussulto. I suoi 2 occhi frontali, grandi e acquosi per la stanchezza, si spalancarono. Ringhiò, un suono che sembrava lo sfregamento di due ingranaggi arrugginiti.Quando il nano toccò la stoffa, sulla fronte di Moko si aprì con uno schiocco umido un 3° occhio rosso sangue. Il nano esitò, sentendo una pressione telepatica che gli schiacciava il cranio. Ma la fame di metallo dei nani era più forte della paura. Altri tre si fecero avanti, agitando catene.In un parossismo di difesa, Moko mutò. Con una serie di piccoli scatti della pelle, altri 5 occhi spuntarono lungo la corona del cranio e sulle tempie. 8 occhi totali, neri, vitrei, fissi, che riflettevano la luce malata della foresta.I nani indietreggiarono in un coro di stridii terrorizzati.«Che il demone-peloso si chiuda! Che gli occhi non ci vedano! Che la maledizione non scenda!»Ma il gruppo era troppo debole per contrattaccare. Moko, dopo lo sforzo, barcollò, i suoi otto occhi che faticavano a restare aperti per la mancanza di nutrimento. I nani, accorgendosi della loro fragilità, non fuggirono. Usarono lunghe pertiche per tenerli a distanza e lanciarono reti fatte di cavi elettrici.«Che si trascinino... che il Cimitero-di-Vetro li accolga... che il Re veda la preda...»Vennero spinti, legati e barcollanti, verso una spaccatura nella roccia. Oltre la soglia, la foresta sparì. Sotto i piedi di Tsuki non c'era più fango, ma una superficie liscia, gelida e rigata: asfalto.Davanti a loro, nella penombra sotterranea, si ergeva un edificio terrestre fuso nella pietra. Le vetrate erano ragnatele di crepe, e sopra l'ingresso principale, una fila di lettere di plastica rossa pendeva storta, illuminata appena dai muschi bioluminescenti: M A L L.Lo stridio della rete sul granito era un trapano nel cervello di Zeryth. Era schiacciato contro il fianco gelido di Llyr-Vahn, sentendo il respiro di lei farsi sempre più sottile, un fischio debole che usciva da labbra spaccate dal freddo.Zeryth cercò di sollevare la testa, ma un cappio di filo di rame gli serrava il collo. I suoi occhi, arrossati dalla privazione del sonno, fissavano le gambe dei nani che correvano accanto a loro. Uno di loro portava un paio di cuffie da DJ intorno alla vita come una cintura di castità, convinto che i padiglioni fossero scudi per le anche.«Che non si svegli... che nel suo sangue resti muto...» sibilò un nano, colpendo con un mestolo di acciaio la spalla di Llyr-Vahn per vedere se reagiva. Lei non emise un suono.Zeryth deglutì a fatica, sentendo lo stomaco contrarsi in un crampo atroce. Guardò verso l'alto, oltre le reti. Passarono sotto un'impalcatura dove un nano stava "battezzando" un altro nano versandogli addosso del liquido tergicristallo blu da una tanica crepata, recitando litanie al congiuntivo: «Che il blu ti purifichi... che il gelo non ti colga...»Era una follia metodica. Zeryth vide una fila di piccoli nani che usavano tastiere di computer come scudi, premendo i tasti freneticamente come se fossero codici magici per respingere il malocchio.Quando la rete si fermò di colpo davanti alla piramide di carrelli, Zeryth si ritrovò faccia a faccia con lo stivale del Sovrintendente. Era uno stivale da pioggia di gomma gialla, decorato con punte di trapano arrugginite per farlo sembrare calzatura regale.Il Sovrintendente abbassò lo scettro-bandiera, puntando la punta metallica dritto alla gola di Zeryth.«Che l'uomo-che-guarda parli...» disse la voce metallica dietro la maschera da saldatore. «Che ci dica perché la carne bionda sia così fredda e perché il mostro-piumato abbia chiuso i suoi otto cancelli.»Zeryth tossì, cercando di ritrovare la voce tra i cavi che lo strangolavano. Sapeva che un solo errore avrebbe trasformato lui e i suoi compagni in "pezzi di ricambio" per quel regno di pazzi.Il Sovrintendente scese dal trono di carrelli con la lentezza di un predatore. Puntò l'asta della bandiera dritto sul petto di Tsuki, dove il tessuto nero dell'uniforme di Kaelos era strappato e coperto di fango.«Che il nero porti morte...» sibilò il leader dietro la maschera da saldatore. «Che i soldati del Cielo-di-Ferro siano venuti per rubare i nostri scarti? Che noi si debba smontare le vostre membra per farne bulloni?»I nani intorno ringhiarono, agitando forchette ricurve e cacciaviti arrugginiti. Zeryth, con la faccia schiacciata contro il granito e il respiro mozzato dalle maglie della rete, alzò lo sguardo. La fame gli faceva vedere le luci del Mall come macchie sfuocate, ma il suo istinto di sopravvivenza era più lucido che mai.«No...» gracchiò Zeryth, tossendo polvere. «Noi non siamo Kaelos. Noi abbiamo rubato il nero per nasconderci. Noi... noi sappiamo far parlare le pietre di metallo.»Il Sovrintendente inclinò la testa, scettico. Zeryth tese un dito tremante verso la cintura del leader, indicando una vecchia torcia d'ottone incrostata di ossido verde. «Quella, dammela, non noi siamo I soldati di Kaelos. Io... io posso dimostrartelo.»Il leader esitò, poi fece un segno secco. I nani allentarono i cavi Ethernet intorno alle braccia di Zeryth. Il Sovrintendente sganciò la torcia e la lanciò a terra.Zeryth la prese. Le batterie all'interno erano polvere secca, i contatti corrosi. Con una smorfia di dolore per lo sforzo, evocò il suo potere: un filo di olio di mercurio colò dai suoi pori, infilandosi nelle fessure della torcia. Il metallo liquido agì come un conduttore perfetto, rimpiazzando i circuiti morti.Click.Un fascio di luce giallastra, calda e potente, esplose dalla parabola graffiata, colpendo in pieno il petto del Sovrintendente. I nani lanciarono un grido di puro terrore e meraviglia, prostrandosi sul pavimento. «Che la luce rinasca!»Il Sovrintendente rimase immobile, investito dal fascio luminoso. Lentamente, rinfoderò l'asta della bandiera. Ora non guardava più i prigionieri come scarti, ma come reliquie viventi.Dalle pieghe del suo mantello di pellicola, estrasse un disco in vinile spezzato. Lo porse a Zeryth con la solennità di un sacerdote che offre un'ostia. «Che questo... cosa fare con esso...»Zeryth prese il disco. Era pesante, inciso da solchi profondi che sapevano di polvere e anni. Non poteva "accenderlo" come la torcia.Tra una chiave inglese arrugginita e un mazzo di cavi usati come nappe, pendeva un piccolo rettangolo di acciaio satinato, graffiato ma privo di ruggine profonda. Era un oggetto che sapeva a cosa serviva .Zeryth sollevò una mano tremante, indicando il metallo. «Quello...» gracchiò. «Non è un amuleto.»Il Sovrintendente inclinò la maschera da saldatore, studiando l'uomo. Poi, con un gesto secco, staccò lo Zippo e lo lasciò cadere sul palmo di Zeryth. Il metallo era gelido.Zeryth lo impugnò. Le sue dita ricordavano la memoria tattile di un mondo che non esisteva più. Con il pollice, fece pressione sul lato del coperchio.Clink.Il suono metallico, limpido e armonico, risuonò tra le pareti di cemento del Mall come una nota di puro cristallo. I nani della scorta balzarono all'indietro, le armi-posate alzate per il terrore di quel "grido" meccanico.Zeryth non si fermò. Mostrò al Sovrintendente la rotella zigrinata. «Che la pietra morda... che il ferro risponda...» mormorò, imitando la loro parlata per farsi capire.Invocò una frazione del suo potere. Non serviva benzina; gli bastava che l'attrito fosse perfetto. Una goccia di olio di mercurio scivolò invisibile dalla sua unghia dentro il meccanismo, lubrificando l'antico perno e rinforzando la pietra focaia ormai ridotta a un granello.Zeryth colpì la rotella con un colpo secco del pollice.Sclack!Una pioggia di scintille bianche e azzurre esplose nel palmo della sua mano, illuminando per un istante i manichini spettrali e le facce allibite dei nani. Non era una fiamma, ma era luce nata dal nulla.«Che le stelle cadano!» gridò un nano, cadendo in ginocchio. «Che l'Uomo-Mercurio comandi il fuoco secco!»Il Sovrintendente fece un passo avanti, affascinato. Prese lo Zippo dalle mani di Zeryth, richiudendo il coperchio e riaprendolo per sentire di nuovo quel clink sacro. Per lui, Zeryth non era più un prigioniero, ma un traduttore di relitti, qualcuno che sapeva ridare voce agli dèi muti del Mall.Con un gesto imperioso dello scettro-bandiera, il Sovrintendente indicò le cucine della Food Court, dove un tempo si friggevano cibi, e che ora vi erano fornaci e pentole con zuppe.«Che la carne sia portata! Che il Gigante-Occhiuto e i Portatori-di-Veste mangino!» ordinò. «Che l'Uomo-Mercurio sia sazio... perché altri dèi attendono di parlare.»Mentre i nani tagliavano le ultime reti, trascinando il gruppo verso una zona meno buia, Tsuki sentì il Prisma sul petto intiepidirsi. Llyr-Vahn emise un gemito, riprendendo conoscenza proprio mentre l'odore di grasso animale e radici bollite invadeva l'aria.Zeryth si lasciò cadere a terra, le mani che ancora tremavano. Aveva vinto il primo round contro la follia dei nani, ma sapeva che ora si aspettavano altri miracoli.Il calore del braciere, ricavato da un bidone dell'immondizia in ferro, scottava l'aria intorno al gruppo. Si erano accampati sotto l'insegna gialla "M-Y-B-U-R-G-E-R" che pendeva storta dal soffitto.I nani si muovevano con passi pesanti. Non erano creature minuscole: la loro testa arrivava alle spalle di Zeryth. Erano larghi, con braccia robuste coperte di stracci e pelle indurita dal freddo. Portarono il cibo con una solennità grezza. Tsuki ricevette il suo portapenne di plastica blu colmo di zuppa; nelle mani del nano che glielo porse, l'oggetto sembrava quasi una tazza normale, impugnata con dita tozze e forti.Tsuki beve, sentendo il calore del grasso di ratto scivolarle in gola. Accanto a lei, Llyr-Vahn fissava il suo posacenere di vetro. La sua pelle era così sottile e pallida che sembrava sul punto di svanire, ma l'odore del cibo la costringeva a restare ancorata alla realtà. Ogni sorsata le restituiva un briciolo di quella consistenza che stava perdendo per proteggere il gruppo.Zeryth masticava la carne dura con urgenza. Il costo del suo potere era evidente nel tremolio delle sue mani sporche: aveva bisogno di quel nutrimento per rimpiazzare il sangue speso.Intorno a loro, la tribù osservava. Un giovane nano, alto quasi quanto Tsuki seduta, le si avvicinò. Portava un pezzo di stoffa di lana calzato sulla sommità del cranio come uno zucchetto cerimoniale e una forchetta legata al collo con uno spago robusto, che usava come se fosse un gioiello di rango. Si chinò verso Moko, che stava raggomitolato tra le gambe di Tsuki.Il nano allungò una mano massiccia per afferrare la pelliccia. Moko, che teneva solo i 2 occhi aperti in segno di stanchezza, emise un grugnito che non era un verso animale, ma una vibrazione di avvertimento che fece tremare il piatto di Tsuki. Il nano si ritrasse, non per paura, ma con una sorta di rispetto brutale, tornando a sedersi su una sedia del ristorante che per lui era appena un po' troppo alta.Poco distante, altri nani giocavano con dei relitti: cercavano di incastrare dei bulloni dentro delle cannucce, discutendo a bassa voce su come quei tubicini di plastica potessero contenere il "soffio degli Antichi". Due di loro camminavano con delle pinne da sub legate ai piedi nudi, producendo un rumore ritmico sul pavimento di granito che rimbombava in tutto il piano.Tsuki strinse il ciondolo tra le dita. Etan, dentro di lei, era un ronzio fastidioso, un eco di fame che finalmente si stava placando. Il Sovrintendente, dall'alto del bancone delle pizze, faceva scattare lo Zippo. Clink. Clink. Il suono era l'unico ordine in quel caos di ombre massicce e sguardi curiosi.Quando i piatti furono vuoti, il Sovrintendente saltò giù dal bancone, l'asta della bandiera che batteva sul pavimento. Il Sovrintendente batté l'asta per terra. Il rumore secco fece scattare in piedi i nani. Il gruppo si alzò lentamente, sentendo lo stomaco finalmente pieno.Cominciarono a camminare tra i corridoi. Il pavimento era pulito, privo di detriti, con le lastre di granito che riflettevano la luce delle lampade a olio che i nani portavano appese a lunghi bastoni. Le fiamme danzavano dentro vetri ingialliti, illuminando i volti larghi e forti della scorta. I nani si muovevano con passi pesanti. Uno di loro si fermò davanti a un mucchio di grucce di metallo sistemate con cura in un angolo. Portava una forchetta lucida legata al collo come un gioiello prezioso e si inchinò davanti al ferro. «Che il metallo non si pieghi... che la forma sia eterna... che l'Uomo-Mercurio ne veda il valore...» disse al congiuntivo, con tono solenne.Tsuki si avvicinò a Zeryth, camminando sul pavimento liscio.«Come facevi a sapere che quel coso di metallo faceva fuoco?» chiese a bassa voce, indicando la tasca del Sovrintendente. «Come facevi a sapere dove spingere?»Zeryth non la guardò subito. I suoi occhi seguivano le ombre proiettate dalle lampade dei nani.«Perché nel posto da dove vengo io, quella roba era normale, Tsuki. Non erano tesori, erano solo attrezzi che avevamo tutti in tasca.» Abbassò ancora di più la voce. «Anche Llyr-Vahn viene da lì. Siamo finiti qui, ma sappiamo come far funzionare questo schifo.»Tsuki sentì un brivido. Quello che diceva Zeryth le fece stringere il ciondolo tra le dita, la presenza di Etan si fece più nitida, come un'ombra che si muoveva dietro ai suoi occhi.Guardò Zeryth e poi Llyr-Vahn. Se loro sapevano usare quegli oggetti, forse anche Etan sapeva farlo.Llyr-Vahn camminava poco distante, sfiorando una colonna di cemento. Il suo corpo ora era solido e pesante sotto la luce calda delle lanterne. «Siamo tutti finiti nel posto, Tsuki,» disse, voltandosi appena. «Ma noi sappiamo cos'è questa roba, per i nani invece è tutta magia.»Moko tra i loro piedi. Aveva i suoi 2 occhi ben aperti e controllava i nani. Emise un grugnito secco per farli tacere. Si fermò davanti a una fila di vecchi televisori con lo schermo grigio, poi spinse Tsuki per farla camminare. Era serio: i nani li stavano fissando troppo per i suoi gusti.Un nano della scorta sollevò una scarpa col tacco altissimo, mostrandola come se fosse un pezzo d'oro. «Che il passo sia alto... che la punta del piede tocchi...»Zeryth fece un respiro profondo e fece un cenno col capo al nano. «Sì, è un bell'oggetto,» disse, poi guardò Tsuki. «Andiamo. Il Sovrintendente aspetta»Arrivarono finalmente davanti alla saracinesca rotta di un negozio. Dentro era buio e le lampade a olio dei nani proiettarono lunghe ombre sugli scaffali pieni di scatole di cartone ormai marcio.
