Il corpo sulla piastra non aveva più nulla di umano. Era una massa di carne traslucida in cui il volto di Etan e quello di Tsuki lottavano per la superficie, come se la pelle fosse un lenzuolo teso sopra due entità diverse. Gli arti sembravano vibrare fuori frequenza, lasciando scie blu nell'aria satura di vapore.Il Sacerdote non si degnò di guardarlo negli occhi. Spinse il tavolo operatorio fuori dalla Sala Proiezioni, le ruote d'acciaio che stridevano contro il metallo del ponte.«Dottore, preparate il database,» ordinò il Sacerdote mentre attraversavano un tunnel stretto, circondato da cavi pulsanti. «Il Generale Marcus non accetterà un Omega instabile. Lo vuole pronto per la spedizione entro l'ora.»Aris seguiva il tavolo con un sudore freddo che gli imperlava la fronte. Controllava nervosamente un piccolo dispositivo portatile. «Sacerdote, non capite... il Bug sta già mangiando il segnale. Al passaggio di questo... coso... i sistemi di sicurezza della stiva stanno segnalando micro-crash. Non è un trasporto, è una contaminazione!»«È solo energia isekai non canalizzata,» ribatté il Sacerdote, aprendo con un codice il portone della Camera di Calibrazione.Spunsero il tavolo al centro della stanza. Sopra di loro, il monitor olografico si attivò automaticamente, proiettando una luce fredda sul miscuglio di carne e luce.LIVELLO RILEVATO: 4 (VIOLATORE)STATO: OMEGA (ROSSO)PROCEDURA CONSIGLIATA: AMPULLIZZAZIONE IMMEDIATA«Ampullizzazione? Mai,» ringhiò il Sacerdote. «Dobbiamo declassarlo. Voglio che quel monitor mostri VERDE ALPHA - LIVELLO 2. Solo allora Marcus potrà usarlo come chiave per i portali.»Tsuki, incastrata nel cranio di Etan, sentì tutto. Non con le orecchie, ma attraverso le frequenze magnetiche della stanza. Le definizioni di "Verde" e "Livello 2" le arrivarono come insulti elettrici.Il Sacerdote attivò la macchina. Quattro bracci idraulici scesero dal soffitto, terminando con aghi che vibravano ad alta frequenza.«Inizio riscrittura coerenza,» annunciò la voce metallica della stanza.«Sacerdote, fermatevi!» urlò Aris. «Guarda il corpo! Sta assorbendo la calibrazione! Non lo stiamo resettando, gli stiamo dando un linguaggio per parlare con la nostra rete!»Troppo tardi. Gli aghi affondarono nel miscuglio di carne blu.Tsuki spalancò le doppie pupille. Non urlò. Sorrise. Un sorriso che si allargò su entrambi i volti fusi.«Verde... Alpha...» la voce di Tsuki risuonò nei condotti di aerazione, uscendo dagli altoparlanti della nave. «Volete un Livello 2? Volete la stabilità?»Il monitor olografico impazzì. Il colore rosso della segnalazione Omega divenne un nero assoluto.CRASH TOTALE DI SISTEMALE LEGGI FISICHE SONO STATE DISABILITATE DALL'UTENTE: OMEGAAPERTURA DI TUTTE LE UNITÀ DI CONTENIMENTO PER MANCANZA DI COERENZA...In tutta la nave, il rumore delle serrature che esplodevano fu simultaneo.Aris si coprì le orecchie, mentre il Sacerdote guardava con orrore le sue dita d'ottone trasformarsi in fragili rametti di corallo bianco. Il "Bug" era uscito dalla stanza. E ora, la stiva era un inferno di mostri liberati.Mentre il monitor olografico proiettava segnali d'errore neri come ferite, il Dottor Aris aprì con uno scatto una valigetta d'acciaio. Le sue mani non tremavano più: erano scosse da spasmi. Estrasse una siringa pneumatica preriempita di un liquido color ambra—Stasi-7, un inibitore del panico usato dai chirurghi del fronte.Pssh-t.Se la piantò nel collo, dritto nella giugulare. Un sospiro rauco gli uscì dalle labbra mentre le sue pupille si dilatavano fino a diventare spilli. Si voltò verso il Sacerdote, che stava ancora cercando di resettare la console con le sue dita di corallo che si sbriciolavano.«Smetti di toccare quei tasti, pezzo di ferro inutile!» urlò Aris. La droga gli stava dando una lucidità gelida e violenta.«Dottore, riprendete il controllo! La procedura è...»«La procedura è un suicidio assistito!» lo interruppe Aris, sputando sangue per il morso che si era dato alla lingua. «Sei stato sbrigativo, Sacerdote. Hai voluto bruciare le tappe per compiacere Marcus, e ci hai condannati. Sai cosa hai fatto infilando quegli aghi nel guscio?»Aris indicò il corpo ibrido di Etan e Tsuki, che ora sembrava assorbire l'oscurità della stanza.«Il potere di quell'essere è legato al contatto, idiota! Finché era nella stiva, era isolata. Ma tu... tu le hai dato un'autostrada di rame e ottone. Hai infilato i sensori della nave direttamente nel suo sistema nervoso. Non l'hai "calibrata", le hai dato le chiavi della città! In questo istante, attraverso quegli aghi, lei è la nave.»Aris rise, un suono secco e privo di gioia, mentre ricaricava una seconda dose di droga.«Hai provato a scrivere un comando "Alpha" in un linguaggio che lei ha inventato. È come cercare di dare ordini a un incendio mentre gli porgi una torcia accesa. Guarda quel monitor! Non sta leggendo i suoi dati... lei sta riscrivendo i nostri. Il tuo prezioso Catalogo? È diventato la sua lista della spesa. E ha appena ordinato la nostra morte.»Il monitor emise un ultimo fischio acuto prima di spegnersi.STATO: OMEGA DOMINANTERETE NEURALE NAVE: COMPROMESSA«Ora scappo,» disse Aris, la voce piatta per l'effetto del sedativo. «E se fossi in te, proverei a pregare il tuo Dio di metallo, perché gli Omega non lasciano testimoni.»In quel momento, il portone blindato della camera iniziò a deformarsi verso l'interno, come se una mano invisibile lo stesse accartocciando. Fuori, il primo ruggito di un mostro Livello 3 liberato fece tremare le pareti.Il portone della camera si accartocciò verso l'interno con un gemito di metallo stirato. Dalla nebbia di vapore e olio emerse la figura della Donna degli Aghi. Non c'era nulla di sacro nel suo avanzare; le ali di mani trasparenti artigliavano le pareti lasciando solchi profondi nell'acciaio.Il Sacerdote indietreggiò, premendo inutilmente un comando sulla sua console ormai fusa. Il vapore che alimentava il suo braccio meccanico uscì in un fiotto nero e denso. Sapeva. Lo si leggeva nel modo in cui le sue pupille cercavano una via d'uscita che non esisteva.«È finita, vero?» mormorò il Sacerdote, la voce ridotta a un rantolo metallico.Aris, seduto contro la parete con la siringa ancora piantata nel collo, accennò un sorriso sbilenco, lo sguardo perso nel soffitto che trasudava ruggine. «Fuori da quella porta ci sono trecento anni di torture che hanno appena imparato a camminare. Anche se questa nave non esplodesse, non arriveremmo al ponte superiore integri. Siamo carne da macello, vecchio mio.»La Donna degli Aghi scattò. Una delle sue appendici trasparenti attraversò il petto del Sacerdote. Non ci fu magia, solo fisica brutale: la mano vibrò a una frequenza tale da sciogliere i legami molecolari. Il petto dell'uomo non si squarciò, si vaporizzò in una nebbia grigiastra. Il Sacerdote cadde in ginocchio fissando il buco perfetto che gli attraversava lo sterno, vedendo i propri polmoni collassare nel vuoto.Oltre la soglia, l'orrore era puramente biologico e meccanico:L'Uomo-Ingranaggio: Un prigioniero i cui arti erano stati innestati in pistoni idraulici stava letteralmente smontando la paratia a morsi, i denti di metallo che stridevano contro il piombo. Ogni movimento strappava lembi della sua stessa carne, ma lui continuava, spinto da un imperativo motorio che non conosceva più il dolore.La Macchia: Una creatura che un tempo era stata una bambina camminava nel corridoio. Ogni oggetto che toccava perdeva la sua forma: i fucili delle guardie diventavano molli come argilla, le loro armature si fondevano con la pelle in un unico impasto di cuoio e sangue.I Residui: Masse di carne informi, scarti di esperimenti falliti, strisciavano fuori dalle teche come lumache giganti, soffocando i soldati sotto il loro peso morto, assorbendoli per pura pressione osmotica.Tsuki si sollevò dalla piastra operatoria. Il corpo di Etan era un groviglio di spasmi, ma lei lo teneva in piedi con la forza della volontà. Sentiva gli aghi della macchina di calibrazione sfilarsi dalla sua carne come schegge di vetro.Aris la guardò, la droga che ormai gli annebbiava la vista. «Vai... Omega. Se resti qui, diventerai parte del mucchio. Questa nave è un banchetto di corvi e noi siamo la portata principale.»Tsuki non rispose. Guardò la Donna degli Aghi. Le due anomalie rimasero un istante in silenzio nel centro della distruzione, ricononscendosi come le uniche due cose vive in un cimitero di metallo.Il Vettore ebbe un sussulto violento. Un'esplosione profonda, proveniente dai motori, fece inclinare il pavimento di trenta gradi. Il tempo era scaduto. Il pavimento della camera si inclinò di trenta gradi verso prua. Aris, ormai svuotato dalla droga e dal terrore, scivolò contro una paratia, fissando l'ombra che scendeva dai condotti del soffitto. Era una massa di membrane traslucide e bocche multiple che sbattevano tra loro emettendo un suono simile a vetri infranti.«No... tu no...» rantolò Aris, allungando una mano tremante. «Soggetto Beta-9... Cora... ti prego, sono io.»Cora non emise un lamento. I suoi tentacoli, simili a tendini esposti, scattarono con una velocità innaturale. Avvolsero il medico, sollevandolo da terra. Aris non ebbe nemmeno il tempo di urlare; la bocca centrale di Cora si spalancò, rivelando file di denti di chitina che iniziarono a macinarlo partendo dalle gambe. Si udì il rumore secco delle ossa che esplodevano sotto la pressione, mentre la carne di Aris veniva risucchiata in quel sacco pulsante di visceri. In pochi istanti, del medico non rimase che una siringa vuota che rotolava sul pavimento metallico.Tsuki, in piedi sul corpo tremante di Etan, distolse lo sguardo. Non c'era tempo per la pietà. Davanti a loro, l'unica via di fuga verso le scialuppe era sbarrata.Il Muro di Carne (Livello 4 Beta) occupava l'intero corridoio. Era un tumore meccanico: una massa informe di soldati assimilati, piastre d'ottone e cavi ad alta tensione che pulsavano come arterie. Centinaia di occhi rossi fissavano la stanza, mentre mani umane emergevano dalla massa agitando l'aria in preda a spasmi nervosi. Non era un essere che voleva combattere; era un'ostruzione della realtà che voleva solo consumare tutto ciò che restava della nave.La Donna degli Aghi si portò al fianco di Tsuki. Le sue mani trasparenti battevano freneticamente nell'aria pesante di fumo.«Vuole portarci giù con sé,» sussurrò Tsuki, sentendo il calore delle esplosioni risalire dai ponti inferiori. «Donna degli Aghi! Devi inchiodarlo!»L'anomalia dagli aghi d'oro non aspettò. Si lanciò contro il muro di carne. Le sue proiezioni trasparenti divennero solide come lame di diamante, conficcandosi nelle masse pulsanti del mostro per tenerlo fermo, impedendogli di richiudersi su di loro.Tsuki scattò in avanti, affondando i piedi nel sangue che allagava il pavimento. Raggiunse la base dell'abominio e appoggiò la mano di Etan sulla carne calda e ferrosa.«Crolla...» pensò Tsuki, iniettando il suo "Bug" direttamente nel cuore della massa. «Perdi la tua coerenza. Diventa nulla.»Sotto il tocco di Etan, il Muro di Carne iniziò a "glitchare". I soldati assimilati iniziarono a staccarsi come croste da una ferita, e il metallo della nave tornò liquido, aprendo un varco viscido e fumante attraverso cui si intravedeva la luce delle capsule di salvataggio.Il corridoio pulsava di una luce rossa intermittente, ritmata dalle esplosioni che squarciavano i ponti inferiori della nave. Tsuki, trascinando il corpo di Etan attraverso il varco viscido del Muro di Carne, si trovò davanti a una figura che non si stava dirigendo alle scialuppe.Era un uomo alto, avvolto in un camice da prigioniero ridotto a brandelli. Non correva. Era seduto a terra davanti al portellone della cabina di pilotaggio ausiliaria, le mani immerse in una pozza di olio idraulico che sembrava rispondere al suo tocco.«È inutile correre verso le capsule,» disse l'uomo senza voltarsi. La sua voce era ferma, troppo calma per un uomo che stava per morire. «Le hanno sigillate dall'esterno per evitare che le anomalie scappassero.»La Donna degli Aghi si avvicinò a lui, le sue proiezioni trasparenti che fremevano nell'aria elettrica. Inclinò la testa, osservando l'uomo con un misto di curiosità e riconoscimento.«Chi sei?» chiese Tsuki, la voce di Etan che usciva come un soffio metallico.L'uomo si alzò, le mani nere di olio che ora brillavano di un riflesso argento. «Ero un architetto di rotte. Ora sono solo il timoniere di un relitto. Se volete vivere, entrate lì dentro. Non scenderemo a Oakhaven. La faremo cadere dove non potranno mai trovarci.»Mentre entravano nella cabina, la Donna degli Aghi si fermò sulla soglia, guardando Tsuki. Il vapore avvolgeva il suo volto segnato dagli inibitori d'ottone.«Il mio mondo... non aveva questi nomi,» disse improvvisamente la donna. La sua voce non era un sussurro, ma una melodia stridente. «Non chiamarmi più Soggetto 704. Io sono Llyr-Vahn.»Il nome risuonò nella cabina come un accordo stonato, una parola che la lingua umana di Etan faceva fatica a processare. Non apparteneva a quel regno di vapore e ingranaggi.L'Uomo dell'Olio si sedette al timone ausiliario. Non usò le leve. Affondò le braccia direttamente nei condotti energetici della console. Le sue vene si illuminarono di argento puro mentre la nave emetteva un lamento straziante.«Tenetevi a qualcosa,» ordinò l'uomo, mentre l'orizzonte fuori dai vetri iniziava a ruotare violentemente. «Supereremo le vette del Nord. Se la mia vita vale quanto la vostra, ci schianteremo nel Vuoto d'Oltre-Montagna.»Tsuki si rannicchiò contro una paratia, stringendo il petto di Etan. Sentì la prua della nave sollevarsi, sfidando la gravità per un ultimo, disperato istante, prima di lanciarsi in una folle picchiata verso le nubi scure che avvolgevano le montagne.L'ultima cosa che Tsuki vide, prima che l'impatto oscurasse tutto, fu il volto di Llyr-Vahn illuminato dal fuoco, mentre la nave squarciava le nuvole puntando verso l'ignoto.Il fumo nero della nave saliva dritto verso il cielo grigio, immobile tra le vette silenziose. Il calore del relitto era l'unica cosa che teneva lontana la morsa del gelo.Zeryth, il pilota, si pulì il viso con le mani tremanti, lasciando scie d'olio argento sulla pelle. Si voltò verso Llyr-Vahn, che sedeva a pochi metri da lui. La donna dagli aghi aveva il volto rigato dalle lacrime; non erano lacrime di dolore, ma il rilascio di una tensione durata anni.«Siamo fuori...» sussurrò Zeryth, la voce che s'incrinava. «Llyr-Vahn, siamo davvero fuori.»Lei annuì lentamente, le sue proiezioni trasparenti che svanivano come fumo al vento. «Non sento più le loro catene. Ma guarda...»Indicò la grotta dove avevano trascinato il corpo di Etan.Dalla bocca della grotta arrivò un rumore di passi leggeri, incerti.Zeryth si voltò, pronto a scattare, ma si bloccò a metà movimento. Restò a guardare la figura che emergeva dall'ombra: una ragazza dai capelli scuri e lineamenti affilati, avvolta nei resti lacerati della tunica che, fino a pochi minuti prima, apparteneva a un ragazzo.Zeryth inarcò un sopracciglio, lo sguardo che passava dalle spalle ora strette della ragazza al viso pallido. Non c'era terrore nei suoi occhi, solo lo stupore di un tecnico che vede un motore cambiare forma sotto i propri occhi.«Ma non eri un ragazzo quando ti abbiamo tirata fuori dal guscio?» chiese Zeryth, la voce roca per il fumo. «Sapevo che i Livelli 4 fossero instabili, ma una riscrittura cellulare completa in così poco tempo... è la prima volta che la vedo fuori da un laboratorio di calibrazione.»Llyr-Vahn si voltò lentamente, studiando la nuova forma di Tsuki con i suoi occhi privi di pupille. «Il guscio si è arreso,» osservò con la sua voce melodica e stridente. «L'altro... l'umano... non sento più la sua frequenza. Lo hai cancellato durante l'impatto?»Tsuki si guardò le mani, sentendo il peso diverso del proprio corpo, la sensazione dell'aria sulla pelle che ora rispondeva solo a lei. «Non l'ho cancellato,» rispose, e la sua voce era limpida, priva della distorsione maschile di prima. «È solo scivolato nel profondo. Lo shock dello schianto ha rotto l'argine. Lui non voleva più essere qui, e il corpo... il corpo ha semplicemente seguito il mio desiderio di esistere.»Zeryth sputò un grumo di sangue e cenere nella neve, tornando a guardare la nave distrutta. «Beh, spero che questa nuova forma sia più resistente della precedente. Oltre queste vette non c'è nessuno che verrà a calibrarti se inizi a cadere a pezzi.»Si alzò in piedi, il metallo delle sue protesi interne che strideva per il gelo. «Il ragazzo o la ragazza non fa differenza per me. Finché quel tuo "bug" ci tiene lontani dai recuperatori di Kaelos, puoi diventare anche un drago per quel che mi riguarda.»Il fumo della nave si diradava, lasciando spazio a un freddo che mordeva la pelle. Attorno a un piccolo fuoco alimentato dai resti di una cassa di legno, i tre superstiti sedevano come ombre proiettate contro il bianco della neve.Zeryth si osservò le dita ancora macchiate di quell'olio argenteo che sembrava pulsare di vita propria.«Non è magia,» esordì Zeryth, la voce roca che rompeva il silenzio della valle. «Per me, ogni pezzo di metallo è un nervo scoperto. Quando verso quest'olio, io smetto di essere un uomo e divento l'ingranaggio. Sento la pressione del vapore come se fosse il mio respiro e la resistenza dei pistoni come la tensione dei miei muscoli. Se la nave ha virato oltre le montagne, è perché ho sentito il suo peso nelle mie ossa e l'ho spinta a curvare come se stessi piegando la mia stessa schiena. È un peso costante, un rumore di ferraglia che non si ferma mai nella mia testa.»Llyr-Vahn sollevò lo sguardo, le sue mani trasparenti che apparvero per un istante come riflessi sull'acqua, prima di svanire.«Per me è il contrario,» disse, e la sua voce sembrava vibrare nell'aria prima di arrivare alle orecchie. «Il mondo è troppo solido. Troppo pesante. Ogni volta che tocco qualcosa, sento il dolore della sua consistenza. Le mie ali... non sono arti. Sono il momento in cui smetto di combattere contro la materia. Quando le proietto, sento un gelo purissimo e il mondo diventa nebbia. Non ho colpito quel Sacerdote. Ho solo permesso a una parte di me di esistere nello stesso spazio in cui esisteva il suo cuore. È come una nota stonata che cerca di farsi armonia: se insisto troppo, la realtà intorno a me si incrina perché io non dovrei essere qui.»Tsuki le ascoltava, avvolta nei resti della tunica, sentendo il calore del fuoco sulla sua nuova pelle. Era una sensazione strana, singola, non più mediata dal filtro di Etan.«Io non sento nulla di tutto questo,» mormorò Tsuki, guardandosi le palme delle mani, ora piccole e lisce. «Non sento la connessione con le macchine e non sento il freddo dello spazio. Quando ero nel corpo di Etan e le macchine mi toccavano, sentivo solo che il mondo era... sbagliato. Come se ci fosse un errore in una pagina scritta. Io non spingo e non vibro. Io vedo l'errore e lo cancello. Quando ho toccato quel muro di carne, non volevo combatterlo. Volevo solo che smettesse di essere solido, perché la sua solidità mi faceva male. E la realtà mi ha dato ragione. È come se il mondo fosse un pensiero, e io fossi l'unico dubbio capace di distruggerlo.»Zeryth la fissò a lungo, poi sputò nella neve un grumo di cenere. «Un dubbio che cammina. Ottimo. Siamo un pilota che sente il ferro, una donna che attraversa i muri e un errore di sistema.»Llyr-Vahn accennò un sorriso triste. «Siamo ciò che resta di un mondo che ha provato a catalogarci. E ora siamo in un posto dove non ci sono etichette.»Tsuki strinse le ginocchia al petto. Sentì Etan agitarsi nel profondo, un battito leggero, come un prigioniero che bussa a una cella troppo lontana.Un suono metallico, ritmico, giunse dal pendio innevato. Clang. Strash. Clang.
